Rocchetta Nervina la scuola
Piazza Don A. Viale © Archivio E. Carabalona
Rocchetta Nervina la scuola

Capitolo 2 > Piccola odissea partigiana

Segue da Capitolo 1 > Piccola odissea partigiana
di Enrico Carabalona

Un bel giorno un manifesto del fascio invita tutti i cittadini a versare gli ori, i preziosi e anche gli oggetti in rame, perchè l’Italia ha bisogno e gli italiani devono rispondere all’appello della loro madrepatria con gioia e generosità.
Succede allora che tante brave donne si presentano, con slancio patriottico a consegnare le fedi del matrimonio, le collanine della prima comunione, il braccialetto, la medaglietta ricordo o il paiolo in rame. Tante altre fanno lo stesso gesto, ma sospinte dalla paura, covando rabbia. Altre madri invece nascondono anelli e pentole, osando sfidare il sistema, dissociandosi e criticando.

Le ritorsioni e le punizioni non tardano a farsi sentire. Gli episodi si moltiplicano.

L’aria di festa si guasta. Subentra un clima triste e torbido, dominato da violenze, sopraffazioni, intimidazioni, ricatti, paure, resistenze e coraggiose opposizioni.

L’Italia è ora in guerra. Il Duce ha colto il momento segnato dal destino per schierare gli italiani al fianco dei tedeschi. Il regime fascista diventa sempre più dispotico e tiranno, provocando lacerazioni sempre più profonde e reazioni sempre più violente e aperte.

Io non ci capisco niente in tutta questa storia. Parlano di invasioni, di tedeschi, di francesi, di inglesi, di alleati, di nemici… ma io non so proprio da che parte stare. Nel paese c’è la famiglia Ragni che possiede un misterioso apparecchio, una radio.
Ai miei occhi è una famiglia di ricchi. Quanto sono fortunati a poter ascoltare tante cose belle che vengono da lontano.

Giornali non ne arrivano. A dire il vero io conosco soltanto il Corriere dei piccoli e l’Intrepido e quando riesco ad averne uno è una festa per me.

Il paese vive nell’isolamento, pur distando solamente dodici chilometri da Ventimiglia. La strada verso il mare è poco più di una mulattiera. Il carretto di mio padre, che fa il macellaio e che spesso va in giù – questa è l’espressione con cui si definisce il viaggio a Ventimiglia – a comprare il bestiame, deve spesso affrontare situazioni da Far West.

Le notizie perciò sono poche, frammentarie, contradditorie, fantasiose.

Nella mia testolina rozza e selvaggia mi chiedo cosa ci fa quel cannone in quell’angolo contro la roccia, con la lunga canna puntata verso la cima della montagna, dietro la quale c’è la Francia e più precisamente i paesi di Breil, Sospel, Briga e Tenda.
Mi dicono che è un obice e che, quando spara, la bomba sfiora la cima del monte e poi scende nella valle retrostante a colpire esattamente l’obiettivo. Mi chiedo come può fare a colpire un obiettivo che non si vede ed ho paura che sbagliando colpisca il monte, perchè in tal caso la montagna franerebbe nel paese.

Bisogna precisare bene una cosa.
Il mio paese è Rocchetta Nervina ed è proprio al confine con la Francia. Le montagne a ridosso sono percorse da chilometri di gallerie, di trincee e di filo spinato. La rete delle gallerie collega tra loro decine di fortini situati nei punti strategici, mimetizzati tra le rocce e la vegetazione. Sono blocchi enormi di cemento armato di cui si vede soltanto la buia feritoia che si apre allargandosi verso l’esterno. Anche le caserme e le casematte sono perfettamente mimetizzate nell’ambiente. Dal paese parte una strada militare che, facendo un lunghissimo giro verso il mare, porta, sempre correndo a mezza costa lungo il versante italiano, fino alle montagne vicine, verso Sanremo, diramandosi poi verso il Piemonte.

Ed è dal retrostante Breil che viene l’omino che ci porta il sale, che da noi scarseggia.
Abbiamo provato a far evaporare damigiane d’acqua marina, ma è un sistema un pò troppo laborioso e poco redditizio.

È attraverso quei percorsi montani che si avventura mio fratello maggiore, contrabbandando otri di olio d’oliva in cambio di altri beni di prima necessità, recandosi nei centri piemontesi.

Scarseggia anche lo zucchero. Quello che si trova è nero e appiccicoso.

Per comprare il pane devo andara alla bottega con la tessera e la signora Cesarì,
che porta sempre in testa un fazzoletto infarinaro, con i grossi forbicioni taglia, taglia lunghe strisce di buoni e se li prende.

Il pane in casa nostra non manca mai. Dopo tutto è la mia famiglia che ha la conduzione del grande forno che fornisce il pane a tutto il paese e che, con la sua grande bocca ingoia grossi tronchi di legna, dispensando poi montagne di pane dorato il cui profumo corre nell’intreccio delle viuzze del paese.

E poi abbiamo anche la macina da grano per fare la farina. È faticoso macinare il grano, facendo girare la manovella, ma è sempre un’avventura emozionante, perchè uno di noi deve sempre fare la guardia e dare l’allarme se arriva qualcuno che può fare la spia.

La campagna offre di tutto a chi la lavora e la previdenza insegna a pensare al domani: una stalletta viene trasformata in riserva segreta, viene riempita di giare d’olio d’oliva, di farina, di castagne, di ceci, piselli e fagioli, di carne in scatola e di altri viveri ancora, dopo di che viene chiusa con muratura in pietra come i muri attigui.

I tempi della sventura si avvicinano sempre più. Hanno bombardato Ventimiglia! Hanno distrutto il cavalcavia del Nervia! Hanno bombardato il ponte sul Roya ma non sono riusciti a colpirlo! Si combatte ferocemente per conquistare Mentone. Si parla di centinaia di morti, alcuni dicono che sono migliaia.

Si sente dire che le truppe tedesche hanno invaso la Francia e che presto arriveranno in Italia.

Segue Capitolo 3> Piccola odissea partigiana
di Enrico Carabalona

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