consumo di suolo
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Consumo di suolo

Tutela del territorio e sviluppo economico

La tutela del nostro territorio e l’importanza della componente ambientale come strumento correlato al benessere e alla salute, a nuove forme di economia e imprenditoria legate al turismo, alla agricoltura, alla riscoperta vincente di una identità culturale è sempre più evidente.

La componente ambientale poi riveste fondamentale importanza sopratutto in regioni complesse e fragili come la Liguria, dove l’eccessiva impermeabilizzazione del suolo e una avventata politica di occupazione delle aree a rischio esondazione su torrenti e rii, ha fatto si che tutti i nostri comuni abbiano zone a rischio frana o alluvione.

Per questo è importante monitorare il territorio e valutare con attenzione i preoccupanti dati che Istituzioni come l’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) ogni anno pubblicano.

ISPRA: rapporto 2016 sulla tutela del suolo

Il rapporto pubblicato da Ispra sullo stato del suolo nel 2016, con dati riferiti all’anno 2015, mette in evidenza che le regioni con il valore percentuale di consumo più elevato sono Lombardia, Veneto e Campania che superano il 10%. In Liguria, Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Puglia, Piemonte, Toscana, Marche si trovano valori compresi tra il 7 e il 10%.

Nella nostra regione sono tre i Comuni che hanno la percentuale di consumo di suolo più elevata, tutti nella provincia imperiese, San Lorenzo al Mare (41,9%), Santo Stefano al Mare (40,2%) e Vallecrosia (38%).
Tutti comuni costieri dove, in generale, le rendite speculative sono le più alte e dove ormai la cementificazione ha praticamente saturato il territorio. Per questo, a maggior ragione, diventa sempre più importante e fondamentale salvaguardare dalle minacce quello nell’entroterra.

Raccolta firme: salvailsuolo.it

Certamente il consumo di suolo non sta più avvenendo con la velocità del passato come bene raccontano Italo Calvino nel libro “La speculazione edilizia” o Francesco Rosi nel suo film “Le mani sulla città” ma aver introdotto alcune norme in una finanziaria nel 2000, come la possibilità di monetizzare gli oneri di urbanizzazione, continua per molti comuni in crisi di bilancio a rappresentare una delle giustificazioni alla cementificazione. Noi pensiamo che la perversa equazione consumo di suolo uguale soldi nelle casse dei comuni non sia più accettabile.

Per contrastare questo fenomeno abbiamo in corso una raccolta firme condotta a livello europeo con altre quattrocento associazioni e in Italia, dove Legambiente è capofila, con una coalizione formata da Acli, Coldiretti, Fai, Inu, Lipu, Slow Food, WWF, Touring Club Italiano, Salviamo il Paesaggio, Mani Tese, CGIL, Pro Natura, Oxfam, Aiab, Vas per chiedere alle istituzioni europee che il suolo venga riconosciuto come un patrimonio comune che necessita di protezione a livello europeo, in quanto garantisce la sicurezza alimentare, la conservazione della biodiversità e la regolazione dei cambiamenti climatici.

Per questo è necessario un quadro legislativo che tuteli i suoli europei dall’eccessiva cementificazione, dalla contaminazione, dall’erosione, dalla perdita di materia organica.

Per contribuire a questo importante obiettivo puoi firmare on line sul sito www.salvailsuolo.it la petizione che impegna le istituzioni europee a legiferare su questo tema.

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