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E dubarie, storia ed ambiente ! Un lieto evento nel borgo antico di Rocchetta Nervina

Premessa

L’antico borgo medievale di Rocchetta può senz’altro presentarsi come modello per il modo in cui l’uomo si è inserito nell’ambiente, rispettandolo e proteggendolo, per valorizzarne al massimo le risorse naturali.

Chi era il contadino artigiano

Il contadino che coltiva la campagna è lo stesso che costruisce la casa, la stalla, il muro, il canale e il senteiro. È lo stesso uomo che pensa come macinare i cereali, a come spremere le olive, a come valorizzare al meglio il bestiame macellato.

Nasce così il contadino artigiano, in grado di soddisfare il fabbisogno del borgo, densamente popolato e capace di produrro anche per lo scambio commerciale di beni con i paesi vicini.

L’ambiente, il territorio il contesto politico e sociale

Il paese nei secoli sviluppa una propria soluzione autarchica di autosufficienza per sopravvivere, raggiungendo così un notevole sviluppo, perchè le vie di comunicazioni erano di difficile accesso e perchè i paesi vicini, più ricchi erano schierati sotto altra bandiera.

Nella metà dell’800 tuttavia si assiste alla scomparsa di molte attività artigianali, importante risorsa del paese, a favore dell’agricoltura e dell’allevamento: così molti opifici chiudono, vengono dismessi e tradformsti in stalle per il bestiame.

Un progetto spontaneo di riqualificazione e riscoperta

Chi scrive ha potuto realizzare un opera di recupero storico e di riqualificazione architettonica che mette in valore l’anima artigianale del paese. Lavorando e agendo di propria iniziativa, senza disporre nè di fonti scritte, nè delle testimonianze dei custodi della tradizione, animato dalla passione per la propria terra, dalla curiosità di voler comprendere le cose e dalla necessità del fare.

Ricordi d’infanzia

Sono Enrico Carabalona, figlio di Piò u Maixela e di Giulotta a Pustina. L’dea di ritrovare e di recuperare e dubarie mi affascinava fin dall’infanzia.

Ero figlio del luogo. Mio padre abbatteva il bestiame da macellaio nel mattatoio attiguoe e i fienili erano sempre pieni di spettrali pelli steccate appese alle travature a seccare. Un tizio con un cappello a bobmetta periodicamente passava a comprarle. Siamo negli anni 50.

La voce delle pietre

Quando mi sono imbarcato nell’avventurosa impresa, mi sono imposto di ascoltare le voce delle pietre, perchè solo quelle avrebbero potuto guidarmi alla comprensione e alla riscoperta.

Le concerie vegetali, abbandonate nel secolo scorso erano diventate dapprima stalle, poi ripostigli ed infine ammasso di rovine, di detriti e di immondizie. In paese non se ne conosceva nemmeno più l’esistenza.

Oggi sono alla fase conclusiva dell’impresa e solo adesso posso dire di capire cosa le pietre mi dicevano strada facendo.

Solo adesso la visione globale mi permette di dare senso ad ogni buco e ad ogni pietra. Il mio modo di procedere è stato premiato.

Il mulino

Da ultimo la scoperta sensazionale del mulino: l’anfratto impenetrabile colmo di immondizie è la camera delle acque di un antico mulino a ritrecine. Così si spiegano la roggia che scende al torrente, l’incavo per la ruota, la gora in entrata, il foro della volta.

Il mulino a pesta e le canavaire

L’aspetto esterno dei muri strutturali del mulino, per il tipo d pietre usate, per l’impasto del legante, per il colore giallastro, si diversifica decisamente dai muri del resto delle concerie. Appare evidente che il manufatto del mulino è più antico del fabbricato della concia. Anzi se si osserva bene la macina fissa, è logico pensare a un mulino a pesta, nato per la pesta di qualche cereale o per la pesta della canapa ai tempi delle canavaire, gli attuali orti di fronte al paese adibiti allora alla coltivazione della canapa.
Può anche darsi che sia nato per la pesta delle cortecce d’albero ricche di tannino al servizio delle concerie, le quali in tempi remoti esistevano in forma ridotta, rivolte al solo mercato locale.

La torre

Il blocco della torre è stato sicuramente costruito in tempi più recenti, con intenzioni pretenziose, senz’altro indirizzato ad un mercato più vasto. La costruzione ingloba nelle fondamenta la roccia e importanti massi erratici fluviali, destinando due piani bassi alle lavorazioni delle pelli e i due piani alti alle famiglie dei conciatori. Lo testimoniano le scale interne e il percorso degli sfiati che raccolgono le esalazioni e i vapori del piano terra e le canalizzano con un percorso disassato che consente anche la raccolta dell’aria guasta dei locali del secondo piano, fuoriuscendo attraverso un vespaio a livello del terzo piano.

La macina fissa

La macinata fissa è annegata nella soletta del locale macinatura, è in pietra molto dura e misura 120 cm di diametro con un foro centrale di 15 cm. Presenta una corona circolare concava molto levigata e molto profonda, il che fa pensare ad una intensa attività protratta nel tempo. La macina rotatoria (singola o in coppia) era fissata all’asse in posizione verticale e lavorava di taglio sfarinando il materiale. I resti della fascia circolare di 40 cm di larghezza tutt’intorno alla macina fissa fanno pensare alla base del muricciolo di un catino di contenimento che serviva da convogliatore del prodotto in fase di macinatura, distrutto per creare spazio utile come stalla.

Il canale pensile

Un cenno particolare al canale pensile costruito per raccogliere le acque sporche dei vari opifici, tra cui le concerie, per portarle nel depuratore dell’epoca, nei pozzi morti, i pozzi di decatazione, situati nella zona degli orti.

Ecologia e ingegno

Un’opera grandiosa che onora operosità e ingegno dei nostri avi ed altresì la loro sensibilità ecologica, a salvaguardia del patrimonio ittico del torrente.

Conclusione

Il risultato di 2 anni di duro lavoro oggi è un piccolo percorso museale dove il passato continua a vivere con i suoi valori.

Grazie al Cielo che mi ha dato la forza e il coraggio per portare avanti quest’opera di recupero. Grazie a quanti mi hanno sopportato e ai pochi che mi hanno supportato.

Il massimo della gratitudine a quanti vivranno, in questi luoghi rinati, momenti positivi, di interesse, di svago, di scoperta, di apprendimento e di godimento culturale e artistico.

Un grazie infine, carico di ammirazione, ai nostri avi che ci hanno lasciato dei documenti di vita di inestimabile valore, scritti nella pietra e con la pietra: fiero di aver recuperato la loro opera e di poterla riaffidare al futuro.

Enrico Carabalona

 

 

One thought on “E dubarie, storia ed ambiente ! Un lieto evento nel borgo antico di Rocchetta Nervina”

  1. Complimenti Mr. Enrico
    Carabalona, io ho visitato il suo regno o
    percorso Lei e’ un vero
    signore!! Thks per quello
    che ha ristrutturato per
    il bene dei suoi concittadini.Apprezzeranno??? Io dico di si. Antonio Romano

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