val nervia
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Noi abitanti della Val Nervia, vecchi e nuovi !

Costituzione art. 9

“La Repubblica… tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

È uno degli articoli fondamentali, uno dei pilastri del nostro Stato. Troppo facile e anche inutile elencare quanto sia stato disatteso, al pari e forse ancor più degli altri.

Il territorio 

Per noi che viviamo nella Val Nervia, in una vallata marginale e periferica, la tutela è avvenuta per sottrazione, un po’ automaticamente, per distrazione, oblio, e soprattutto incapacità di cogliere il valore delle cose. Valore che è stato invece percepito, eccome! dai molti che hanno scelto la Val Nervia e altre zone simili (si pensi alla valle di Dolcedo) come meta per rifondare la propria vita.

La riscoperta della val Nervia

Italiani delle città, stranieri di tutte le latitudini – insegnanti, artisti, professionisti, giovani senza mestiere – scoprono di essere stati attirati qui per gli stessi identici motivi per cui, negli anni ’60 e ’70, queste valli sono state abbandonate.

Flussi migratori

I residenti dei paesi sono emigrati lontano oppure vicino, sulla costa; le loro case, le campagne, le scuole sono rimaste vuote; le terrazze sono franate, roveti e ginestre hanno occupato fasce che erano coltivate, i casolari sono caduti in rovina. La migrazione verso la costa e la città è divenuta via via più massiccia. Sono rimasti i vecchi, incapaci di adattarsi a nuovi sistemi di vita, ma tenacemente legati alla terra magra e asciutta. I giovani hanno disertato le case di famiglia, abbandonato la vigna, l’uliveto, gli animali.

La vegetazione spontanea ha ripreso il sopravvento, il pendio terrazzato si è lentamente sgretolato, i paesi si sono svuotati.

Opportunità e nuove tecnologie

In questo panorama da dopo-guerra qualcuno ha intravisto un plus valore: silenzio, predominanza del paesaggio naturale, edifici in muratura perfettamente inseriti nell’ambiente, presenza di una rete viaria e di servizi essenziali in fondo valle. Sono molte le persone e le famiglie che hanno deciso che, qui, la qualità della vita è migliore e hanno compiuto il grande passo: il trasferimento in Liguria, e non sulla costa, a Sanremo o ad Alassio, ma nei paesini o, ancor più, in campagna, lontani dai centri abitati, isolati.

Sfruttando abilmente le opportunità fornite dai nuovi sistemi di comunicazione, hanno mantenuto il legame con il proprio lavoro; non si tratta infatti di diventare degli eremiti, ma di scegliere, consapevolmente, di vivere meglio, con meno stress, senza rumori, respirando aria pulita, svolgendo una vita attiva e sana, possibilmente mangiando i prodotti del proprio orto.

Crescita nuova

Tutto questo è avvenuto senza che nessuno, a livello istituzionale, ne fosse consapevole. Le campagne si sono lentamente ripopolate di tedeschi, inglesi, belgi, bergamaschi, milanesi, romani che, in punta di piedi, e ciascuno per proprio conto, si sono trasferiti nelle case abbandonate, le hanno restaurate, dedicandosi alle cure della campagna e ripercorrendo regolarmente le vecchie mulattiere sulle quali da tempo scorrazzavano solo i cinghiali.

Il nostro territorio, rifiutato e negletto, è divento oggetto di desiderio e invidia. Sempre più numerosi sono i turisti che scelgono la valle Nervia per un week end o una vacanza di “disintossicazione”: apprezzano i paesi, i carrugi, le mulattiere, i torrenti, i piccoli locali dove si mangia e si beve bene.

Ripopolamento e politiche territoriali

Di fronte ad un panorama così mutato, ci si chiede se questa tendenza al “ripopolamento” non vada in qualche modo sostenuta, per renderla meno effimera, per far sì che la bellezza e la ricchezza del territorio vengano consolidate, protette e rese fruibili in modo sostenibile.

Il sogno

“Ciascuno cresce solo se sognato”

diceva Danilo Dolci riferendosi all’educazione di un bambino, ma anche noi, abitanti della valle, vecchi e nuovi, dovremmo metterci in un’ottica di “far crescere” la valle divenuta ormai anche nostra, appunto sognandola.

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